Il più grande disagio dei personal brand

Non stiamo parlando di un “problema” che 𝐬𝐭𝐚 𝐦𝐞𝐭𝐭𝐞𝐧𝐝𝐨 𝐚 𝐝𝐢𝐬𝐚𝐠𝐢𝐨 – e in ginocchio – la maggior parte dei personal brand che devono comunicarsi per diffondersi più velocemente con l’obiettivo di trovare clienti.

Ho messo le virgolette sulla parola problema perché in effetti non lo è per tutti un problema, seppur sia la percentuale minore.

Il problema di cui sto parlando è 𝐢𝐥 𝐝𝐨𝐯𝐞𝐫 𝐩𝐞𝐫 𝐟𝐨𝐫𝐳𝐚 𝐦𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐞 𝐩𝐚𝐫𝐥𝐚𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐡𝐢 𝐬𝐢𝐚𝐦𝐨 ancor prima, e ancor di più, di quello che facciamo.

Mi spiego meglio.

Chi come me ha iniziato a lavorare e comunicare online intorno agli anni ’10, ha vissuto la rivoluzione digitale e ha costruito il proprio brand basandosi esclusivamente su una comunicazione che esplorava e approfondiva esclusivamente argomenti basati 𝐬𝐮 𝐜𝐢𝐨̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐞𝐟𝐟𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐯𝐞𝐧𝐝𝐞𝐯𝐚𝐦𝐨. La nostra persona la scoprivi nel momento in cui entravi effettivamente in contatto con noi.

Oggi no. Oggi se vuoi sperare di avere successo, quindi se vuoi costruirti un brand, una reputazione, una credibilità, ma soprattutto avere una diffusione, 𝐝𝐞𝐯𝐢 𝐚𝐧𝐳𝐢𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐦𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐚𝐯𝐚𝐧𝐭𝐢 𝐭𝐞 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐚/𝐨. Quindi comunicare il personale (non il privato eh, quella è un altra cosa), facendo in modo che le persone ti apprezzino come essere umano per le tue abitudini e opinioni ancor prima della tua professione, esperienza e conoscenze.

Ciò ha portato questi personal brand (persone) a:

  • non capire più come vendersi;
  • vendere meno;
  • vivere una continua sensazione di instabilità;
  • disorientarsi;
  • chiudere le proprie attività;
  • credersi sbagliati;
  • sentirsi a disagio.

E il disagio che si viene a creare in queste persone desiderose di comunicarsi per vendere, 𝐞̀ 𝐢𝐧𝐞𝐬𝐭𝐢𝐦𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞. Lo dico anche per diretta esperienza, non solo per ciò che sento in affiancamento dai miei clienti o durante le formazioni aziendali.

E non è una questione di età, perché a dimostrarlo è la quantità di under 30 che si cancella dai social o che lo vive sempre meno per evitarsi ulteriori ansie e disagi.

Io comprendo e approvo che 𝐢𝐥 𝐦𝐚𝐫𝐤𝐞𝐭𝐢𝐧𝐠 𝐬𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐧𝐨𝐢, ma non comprendo e non approvo che determinate piattaforme ci spingano al voler condividere più tematiche e aspetti personali in cambio di una miglior visibilità.

Tu cosa ne pensi? E come la vivi?

Alessandro Pozzetti
scrivimi@alessandropozzetti.it

Rendo la vita semplice a chi non sa vendersi. Da 12 anni consulente di marketing, branding e business online.