Credo che la vera leadership nel personal branding non venga dall’avere tutti gli occhi su di sé, ma dall’illuminare gli occhi di chi ci sta ascoltando, guardando e leggendo, con la nostra presenza e attraverso mirati e costanti messaggi. Lavorare sul nostro brand personale è forse il più dispendioso investimento a lungo termine che si possa fare oggi su noi stessi, ma che in futuro ci metterà sempre 𝐢𝐧 𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐨𝐬𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐧𝐨𝐭𝐞𝐯𝐨𝐥𝐞 𝐯𝐚𝐧𝐭𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 in qualsiasi tavolo di trattativa.

Non è un caso che tantissimi esperti di marketing e comunicazione, nell’ultimo anno, abbiano insistito tanto sul tema dell’ascolto. 𝐀𝐬𝐜𝐨𝐥𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐫𝐭𝐞𝐬𝐢𝐚; 𝐞̀ 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐞𝐠𝐢𝐚. Più ascolti, più impari sulle esigenze e desideri del tuo pubblico, rendendo la tua comunicazione infinitamente più efficace. “Ascoltare” il tuo interlocutore e la tua rete, dunque, non è una perdita di tempo ma un investimento necessario che nei prossimi mesi peserà sulle performance del tuo brand personale o aziendale.

La tua voce, unica e inconfondibile, è il tuo più grande asset nel personal branding. Non cercare di suonare come qualcun altro; il mondo ha bisogno e sta cercando la tua unicità. Spesso ci scontriamo con modelli di riferimento che ci immobilizzano, anziché stimolarci a trovare la nostra modalità. Con ciò non sto dicendo che non dobbiamo più seguire le nostre stelle polari, ma che se vogliamo divenire anche noi punti di riferimento dovremo sicuramente prendere spunto dal loro percorso ma tracciando contemporaneamente il nostro. Nel tempo ho capito due cose fondamentali: come lo dice lui/lei non è come lo dici tu; le persone che ascoltano lui/lei non saranno le stesse che ascolteranno te. Perché nel momento in cui la tua voce unica e inconfondibile suonerà attraverso il tuo insieme di azioni (personal branding), ci saranno le giuste orecchie ad ascoltarti (personas, target). E di queste ultime, appunto, solo una piccola parte segue il tuo concorrente. È come se le persone si dividessero in tanti piccoli gruppi, e per noi ce ne sia sempre uno dedicato ad aspettarci. Anche in caso di riposizionamento. Lavora sul tuo più grande asset: la tua voce (personal branding).

Innovazione nel marketing non significa per forza inseguire ogni nuova tendenza, ma trovare modi unici per parlare al cuore del tuo pubblico. E a volte, per mia diretta esperienza, la strategia migliore è stata semplicemente quella di essere più umano. In un contesto sociale, comunicativo e promozionale in cui ogni contenuto oggi dovrebbe essere veloce e formato video, la tua innovazione potrebbe essenzialmente essere quella di andare in controtendenza. Ci avevi mai pensato? Ci hai mai provato?

Le persone 𝐧𝐨𝐧 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐯𝐨𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐧𝐞 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨 di ascoltare. Tanto meno di leggere. Passano principalmente il loro tempo sugli smartphone per intrattenersi. Concetto che purtroppo è difficile da far comprendere alle aziende e ai relativi imprenditori/manager, il cui stile di vita non prevede tempo che passi di lì. O quasi. Faccio particolare riferimento a piattaforme prettamente d’intrattenimento come TikTok e Instagram ↓ Nelle ultime settimane ho potuto notare come la voglia di ascoltare e di leggere sia sempre minore, tanto quanto accade nelle vita reale, e tanto da andare ad impattare negativamente sul Watch Time (tempo medio di visualizzazione): i video, infatti, sono passati 𝘥𝘢 13 𝘢 7 𝘴𝘦𝘤𝘰𝘯𝘥𝘪 𝘥𝘪 𝘷𝘪𝘴𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘮𝘦𝘥𝘪𝘢. 𝐈𝐥 𝐦𝐢𝐨 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨, dunque, per chi comunica e vende tramite quelle due piattaforme, è di lavorare sui sottotitoli automatici all’interno dei video: non devono scandire la singola parola ma la frase, o quanto meno una serie di parole, così che le persone possano leggere con più calma e senza dover skippare perché non hanno il tempo – e la voglia – di star dietro alle veloci singole parole nei sottotitoli. 𝐈𝐥 𝐦𝐢𝐨 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨, è quello di sfruttare le storie in modo statico: set di storie fra le 3 e le 6 (non più lungo), con sfondo fotografico + breve testo. Ciò garantirà un minor tasso di abbandono e un maggior tasso di permanenza e interazione. Il tutto, ovviamente, va basato sui nostri progetti e sulle nostre audience.

Ho imparato che la generosità è un’abitudine che arricchisce sia chi dà sia chi riceve. Non è un segreto, infatti, che condividendo conoscenza, tempo e energia senza aspettarci nulla in cambio, riempieremo le nostre agende in poche settimane. O in pochi mesi. Dipende solo dalla nostra perseveranza e costanza in questo genuino investimento. Il segreto è non lasciarsi influenzare dalla fame di monetizzazione e non concentrarsi esclusivamente sulla strategia. Lo dico per esperienza personale. La generosità, come la gentilezza, sono frecce infallibili in qualsiasi contesto. Portale al tuo arco.

Credo che l’utilizzo dell’intelligenza artificiale possa tranquillamente agevolarci nel lavoro quotidiano, come: ✅ il farci suggerire idee per i nostri contenuti ✅ il migliorare le nostre bio in ottica di vendita ✅ il restituirci una serie di parole chiave attualmente performanti e ideali per i nostri blog post. Ma è essenziale conoscerne le dinamiche. E, al netto dei vari corsi di formazione reperibili online per ogni tipologia di portafogli, ciò che ha fatto veramente la differenza per me, è stata la fase di test. Ovvero l’aver investito – tanto – tempo nel provare a 𝐬𝐭𝐫𝐮𝐭𝐭𝐮𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐫𝐢𝐜𝐡𝐢𝐞𝐬𝐭𝐞 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐫𝐞 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐩𝐫𝐞𝐜𝐢𝐬𝐞 a ChatGPT4 (sì, io uso quello). Raggiunta questa sicurezza, oggi vorrei regalarti quelli che per me sono i 7 punti chiave per scrivere prompt perfetti ↓ SPECIFICA L’IDENTITÀ: è fondamentale dare modo a ChatGPT di impersonificare la reale persona che sta comunicando. Se no, il disallineamento risulterebbe totale. COMPETENZE: Ogni identità ha personali competenze. Non tutti abbiamo le stesse conoscenze e abilità. Specificale. RICHIESTA: è arrivato il momento di comunicare dettagliatamente a ChatGPT cosa dovrà fare per te. TONE OF VOICE: il tono di voce andrà a completare l’impersonificazione iniziata al 1° punto. Pertanto definisci con estrema cura il tone of voice con cui ChatGPT deve scrivere per te. TARGET: questo è il punto in cui devi specificare nel dettaglio il tuo pubblico target: età, sesso, geolocalizzazione, posizione professionale, interessi, abitudini… DETTAGLI: come nella vita quotidiana, i dettagli fanno la differenza. Qui è dove io sono solito specificare la lunghezza del testo (es.: max 400 caratteri), parole chiave, luogo di destinazione e formato del contenuto (es.: post per LinkedIn con pdf formato carosello). OBIETTIVO: last but not least, che obiettivo ha il contenut

Marketing Marketing Marketing 😮‍💨 E poi alla domanda “𝘘𝘶𝘢𝘭 𝘦̀ 𝘪𝘭 𝘵𝘶𝘰 𝘵𝘪𝘵𝘰𝘭𝘰 𝘱𝘳𝘰𝘧𝘦𝘴𝘴𝘪𝘰𝘯𝘢𝘭𝘦?” cadiamo tutti come pere dall’albero. Certo è fondamentale sapersi promuovere con efficacia, ma lo è ancor di più sapersi presentare, ovvero dire in pochi secondi Chi sei, Cosa fai e Cosa offri. 𝐒𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐞𝐬𝐢𝐭𝐚𝐫𝐞. Questione di impatto. Questione di chiarezza sul nostro ruolo. Marco De Veglia in Zero Concorrenti ci ricorda che prima di ogni attività di marketing viene il posizionamento del proprio brand. Oggi mi permetto di rilanciare con un “𝙋𝙧𝙞𝙢𝙖 𝙙𝙞 𝙤𝙜𝙣𝙞 𝙖𝙩𝙩𝙞𝙫𝙞𝙩𝙖̀ 𝙙𝙞 𝙢𝙖𝙧𝙠𝙚𝙩𝙞𝙣𝙜 𝙚 𝙙𝙞 𝙥𝙤𝙨𝙞𝙯𝙞𝙤𝙣𝙖𝙢𝙚𝙣𝙩𝙤, 𝙫𝙞𝙚𝙣𝙚 𝙞𝙡 𝙘𝙤𝙣𝙘𝙚𝙥𝙞𝙢𝙚𝙣𝙩𝙤 𝙙𝙚𝙡 𝙣𝙤𝙨𝙩𝙧𝙤 𝙧𝙪𝙤𝙡𝙤”. Rendi chiaro a te stesso il tuo ruolo, e lo sviluppo del tuo posizionamento prima, e del tuo marketing poi, sarà decisamente più semplice.

Posizionamento, offerta e contenuti sono 𝐢 𝐭𝐫𝐞 𝐩𝐢𝐥𝐚𝐬𝐭𝐫𝐢 su cui qualsiasi brand personale, oggi, dovrebbe partire e basarsi. 🧠 𝐏𝐨𝐬𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨, per rendere trasparente Chi sei, Cosa fai, e Cosa offri. ⏰ 𝐎𝐟𝐟𝐞𝐫𝐭𝐚, per concretizzare il tuo obiettivo e avere sempre chiara la direzione in cui spingere. 📲 𝐂𝐨𝐧𝐭𝐞𝐧𝐮𝐭𝐢, per diffonderti, nutrire e ovviamente vendere la tua offerta. Se dovesse mancarne uno solo, gli altri 2 crollerebbero. E organicamente non potrebbero lavorare per te, quindi i tuoi contenuti non produrrebbero mai 𝐧𝐚𝐭𝐮𝐫𝐚𝐥𝐢 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐞 𝐫𝐢𝐜𝐡𝐢𝐞𝐬𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐚𝐭𝐭𝐨.

La vulnerabilità è una forza nel personal branding. Condividere 𝐥𝐞 𝐭𝐮𝐞 𝐬𝐟𝐢𝐝𝐞 𝐞 𝐥𝐞 𝐥𝐞𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐢𝐦𝐩𝐚𝐫𝐚𝐭𝐞 costruisce connessioni molto più profonde e autentiche.

Posizionamento, offerta e contenuti sono 𝐢 𝐭𝐫𝐞 𝐩𝐢𝐥𝐚𝐬𝐭𝐫𝐢 su cui qualsiasi brand personale, oggi, dovrebbe partire e basarsi. 🧠 Posizionamento, per rendere trasparente Chi sei, Cosa fai, e Cosa offri. ⏰ Offerta, per concretizzare il tuo obiettivo e avere sempre chiara la direzione in cui spingere. 📲 Contenuti, per diffonderti, nutrire e ovviamente vendere la tua offerta. Se dovesse mancarne uno solo, gli altri 2 crollerebbero. O comunque non potrebbero ‘lavorare’ per te.

È dal 2012 che faccio questo mestiere ed è da allora che sento dire “La Seo è morta”. Come lo sono stati i blog dopo di lei. E Instagram, non meno di due anni fa. In realtà nel marketing 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐬𝐢 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚 𝐞 𝐭𝐨𝐫𝐧𝐚 𝐚 𝐫𝐮𝐨𝐭𝐚. Un po’ come le mode. Basti pensare, infatti, all’importanza che oggi la Seo (le parole chiave) ha nei nostri contenuti e nei nostri profili social più in generale. Per dire: meglio abbandonare qualsiasi strategia hashtag e concentrarsi sull’integrazione strategica di precise keyword. 𝐓𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐜𝐢𝐨̀ 𝐬𝐢𝐧𝐨 𝐚 𝐝𝐮𝐞 𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐟𝐚 𝐞𝐫𝐚 𝐢𝐦𝐩𝐞𝐧𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞. La Seo riguardava solo i siti web, divenuti poi polverose vetrine. Come i blog prima di loro, guarda caso… ↓ Blog che, a quanto pare, hanno scelto il 2024 come anno del loro effettivo ritorno. Credo dunque che 𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞 𝐢𝐧 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐝𝐢 𝐮𝐧𝐨 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐜𝐨 possano avere un importante vantaggio – in termini di conoscenza e applicazione – rispetto ai più giovani e ai meno navigati. Sta solo in loro saper sfruttare questo gap.

Ho sempre visto i dipendenti di un’azienda come piccoli brand che, attraverso piccole azioni quotidiane, portano valore – o meno – al marchio che rappresentano. Facendo molta formazione in azienda, talvolta mi capita di notare competitività negativa fra i vari reparti. In particolare fra i/le responsabili. E questo ovviamente li porta a comunicare poco e male fra di loro, o addirittura a battagliarsi. Inutile dire quanto ne risenta l’azienda, in termini di vendite e di branding, e quanto ne risentano le singole persone che rispondono a questi responsabili in balia dei loro ego (anziché concentrarsi sull’obiettivo comune: lavoro > compenso > stabilità > serenità). Io non mi occupo di team building o di gestione del personale, quindi non saprei cosa consigliare a questi responsabili e ai relativi titolari di queste organizzazioni, ma una cosa la so per certa: quando il malcontento è diffuso e trasparente, la reputazione del tuo brand lo diverrà altrettanto. Perché sono le persone a comunicare, e non il tuo marchio. Perché sono le persone a rappresentarti, e non il tuo marchio. Perché sono le persone ad acquistare, e non il tuo marchio. Lavorare sulla reputazione del nostro brand non è solo una questione di buona e costante comunicazione, ma significa anche scegliere le persone giuste che lavoreranno e rappresenteranno la nostra azienda fuori dallo stabilimento.

La nostra attenzione e il nostro tempo sono le valute più preziose. Dobbiamo scegliere saggiamente 𝐝𝐨𝐯𝐞 𝐞 𝐚 𝐜𝐡𝐢 dedicarle, sia online che offline. E tutto ciò, talvolta, comporta anche dover prendere scelte difficili.

Un anno fa dicevo con fermezza queste esatte parole ai miei clienti in coaching: devi imparare a vendere senza vendere. Ci sta ancora eh. Ed è una signora fortuna di questi tempi 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐫𝐬𝐢 𝐩𝐞𝐫𝐦𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐯𝐞𝐧𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐯𝐞𝐧𝐝𝐞𝐫𝐞. Tuttavia LinkedIn non è mai stato un canale in cui fare vendita diretta. Diversamente da un Instagram, su cui la si può tentare tranquillamente (soprattutto nelle storie). Io, ad esempio, attraverso i miei post su LinkedIn,  lavoro così per cercare di arrivare a 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐢 𝐥𝐞𝐚𝐝: 👉🏼 pubblico 1 post al giorno dal lunedì al venerdì 🍿 alternando contenuti di branding 🍕 a contenuti di nutrimento 💸 e una volta a settimana a uno di questi ultimi, integro una breve cta di tentata vendita. E sì, questo è un chiaro contenuto di nutrimento e questa è una chiara strategia per vendere senza vendere. Spero che il tutto possa tornarti utile. A domani!

C’è un ingrediente che fino a qualche tempo fa non avevo mai messo sull’ago della bilancia: l’energia. L’energia è quella caratteristica che, oggi più che mai, 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚 𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞. Più di buoni contenuti. Più di un profilo ottimizzato. Più che essere l’autore di 4 libri. Mai come oggi, infatti, le persone sentono la necessità di connettersi e interagire con 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐩𝐨𝐬𝐢𝐭𝐢𝐯𝐞, oltre che autentiche e competenti. Così ho messo un attimo da parte tutte le attività formative che avevo in essere per la mia crescita professionale, e ho lavorato sulla mia energia. 𝐈𝐧 𝐦𝐞𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝟐 𝐦𝐞𝐬𝐢 𝐡𝐨 𝐧𝐨𝐭𝐚𝐭𝐨: più interazioni online e offline; molto più interesse verso i miei servizi online e offline; un benessere psicofisico in netta crescita rispetto a quello di 60 giorni fa. Le persone colgono fra le parole, e nelle tue storie IG, la tua energia. E se fino a quel momento avevi lavorato bene, probabilmente si accorgeranno del disallineamento e accadrà una di queste 2 cose: 𝐨 𝐬𝐢 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐞𝐬𝐬𝐚𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐭𝐞 attraverso chiamate/messaggi/DM social; 𝐨 𝐬𝐢𝐥𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨𝐬𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐬𝐦𝐞𝐭𝐭𝐨𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐬𝐞𝐠𝐮𝐢𝐫𝐭𝐢 perché li annoi. Se vuoi evitare la seconda, ti racconto quella che è stata ad oggi la mia ricetta per far rifiorire la mia energia ↓ 🛌 La notte, dal lunedì al venerdì, cerco di dormire almeno 6 ore. ⏰ Ho ricominciato a svegliarmi, dal lunedì al venerdì, intorno le 5.15 per fare un po’ di respirazione, breve attività fisica e togliermi la task del giorno più spinosa. Questo sino alle 6.30 al max, orario in cui comincia a svegliarsi Laura e successivamente i nostri bimbi. 📖 Ho ricominciato a leggere regolarmente, ogni giorno, d

Quando dico che mi lascio influenzare almeno 1 ora al giorno da contenuti altrui, per prendere spunto e per nutrirmi, molto spesso vengo guardato con occhi da bovino. E dagli sguardi comprendo che lo percepiscono non come un investimento ma come un “ma io non ho quel tempo da perdere”. Credo che il problema alla base stia sempre e solo lì: non è tempo che perdi a favore di altri ma è tempo che investi a favore tuo. Nei miei speech, consulenze e formazioni in azienda, inserisco sempre un momento di riflessione e visione in merito al quanto sia importante formarsi e influenzarsi giornalmente, se si ha l’obiettivo di comunicare per vendersi. Perché poi l’obiettivo finale è quello, se siamo qui: creare contenuti rilevanti per chi li legge, portandoli ad interessarsi a noi e ai nostri servizi. E allora diamoci il tempo di leggere e ascoltare i contenuti di altri. Consumiamo senza indugi i loro blog post, podcast, social, libri, magazine e newsletter. Solo così avremo sempre un buon rifornimento di idee e creatività da poter trattare e sfruttare a nostro favore.